domenica 23 agosto 2015

Panasonic lx100 - la macchina col miglior rapporto qualità/prezzo sul mercato

Ho da poco recensito la Sony Rx100 IV, e scopro che in questa categoria esiste un'altra macchina molto simile, prodotta da Panasonic, che risulta essere non solo la rivale diretta, ma anche un'alternativa ben più economica, infatti, rispetto ai 1000€ della Sony, la lx100 di Panasonic si può trovare intorno ai 600€, prezzo che appunto rappresenta al momento, per le caratteristiche offre, il migliore sul mercato.


(è disponibile sia grigia che nera)


E' ormai palese che il mercato del video sia cambiato. Prima delle dslr per i video rivaleggiavano molte marche, poi è passato in mano a Canon, ora invece è chiaramente diviso fra Sony e Panasonic, i due marchi più innovativi e che propongono più intuizioni e novità a prezzi ottimi sul mercato.
Confrontandola con la Sony Rx100 IV le caratteristiche tecniche sono inferiori, gli slow motion per esempio qui non arrivano a più di 60fps, ma personalmente come tipo di immagine preferisco questa.

E così ecco che troviamo questa sorprendente macchina bridge (cioè macchina ad ottica fissa) con una qualità dell'immagine molto, in 4k. Vi invito subito a visionare questo video, girato a Yokohama:


Come potete vedere le immagini sono molto dettagliate e con i colori tipici delle macchine Panasonic, che si sa sono sempre stati fra i migliori.
L'ottica in dotazione, o per meglio dire, fissa, è una 24-75mm f1.7-2.8, quindi si ha il vantaggio di un'ottica di qualità rispetto agli standard delle bridge, tuttavia con un range relativamente corto, in quanto non possiamo avere un vero grandangolo (anche se probabilmente ne esisteranno di applicabili, come spesso accade per compatte, bridge, ecc...).
La macchina, nonostante la sua "sorella maggiore" Gh4 non ne soffra minimamente, ha dei problemi sia di moirè che di rolling shutter, quando si registra in 4k.
Altro bel video che ne mostra le caratteristiche è Venice 4k, cioè Venezia in ultraHD:

Mi è subito venuto spontaneo il paragone con Venezia, non in 4k ma in raw, girato con Black Magic Pocket:



Al di là del fatto che essendo girato da Philippe Bloom i movimenti di camera sono sublimi, e di contro che la color correction è troppo flat e non mi piace, si può notare che qualitativamente parlando le due macchine sono abbastanza vicine.
Vi invito a visionare questo test molto completo dove si possono vedere tutte le caratteristiche. Io personalmente non l'ho utilizzata quindi mi rifaccio a quanto dicono. E' il più completo che si può trovare in rete:


Riassumendo, se fra i pregi abbiamo una buona qualità di immagine e del controllo di questa, dall'altra troviamo un 4k non così convincente (problemi di moirè e rolling shutter, tengo a precisare, non presente su macchine di fascia più alta come Gh4) e il problema delle impostazioni che in parte non vengono salvate ma tornano in default. Altro problema è che non è così istantaneo settarla come una Gh4 per poterla usare come seconda camera.
Una macchina quindi consigliata a chi ne farebbe un utilizzo semi-professionale, a chi è alla ricerca di un'immagine di qualità, senza una spesa eccessiva, ma al tempo stesso che non cera una macchina completamente professionale.


giovedì 20 agosto 2015

Sony RX100 IV - Mirrorless a ottica fissa di alta qualità

Mi sono sempre piaciute per le foto le macchine bridge per la loro praticità, ma per il video le poche volte che le ho usate non ho avuto grandi risultati.
Le bridge altro non sono che macchine fotografiche di cui quelle recenti dotate di funzioni video all'avanguardia, con riprese in full HD o anche 4k, con un ottica fissa.
Costano solitamente quanto un corpo macchina, ma includono un'ottica.
Per i video, in linea di massima non danno mai grandi risultati, questo perchè l'ottica in dotazione, per poter ammortizzare i costi, è solitamente di bassa fascia e viene prodotta in serie integrandola al corpo macchina (che non avendo un attacco per poter cambiare le ottiche, abbatte ulteriormente i costi). Solitamente l'equivalente delle bridge nel campo video è dato dalle Handycam, macchine palmari ormai diffuse da tantissimi anni, che spesso soffrono dello stesso problema, cioè l'ottica fissa.
Parliamo chiaramente nella ricerca professionale dell'immagine di alta qualità, in quanto per hobby o riprese anche professionali (ma non molto cinematografiche) possono essere sufficienti.
Sony, che è quasi sempre innovatrice sul mercato delle videocamere, ci porta la RX100 IV, una compatta con ottica fissa che sembra avere una qualità maggiore di tutte le sue concorrenti, proprio grazie ad un'ottica di qualità superiore, rispetto alla media delle bridge.


L'ottica in questione, è una 24-70mm equivalent F1.8-2.8, che era già stata impiegata sulla III, la versione precedente, ma senza essere sfruttata appieno, soprattutto dalle funzioni, come nella IV.
Non sono un fotografo (se non per hobby), quindi esaminerò la macchina sotto l'aspetto video, come faccio anche nelle altre mie recensioni.
E' possibile ottenere anche un buon DOF (sfocatura dello sfondo) cosa che è difficile da ottenere con ottiche fisse solitamente, proprio per via della scarsa apertura del diaframma, che qui invece troviamo fino a 1.8 in alcuni settaggi. L'unico difetto è che 70mm come gittata massima senza poter cambiare ottica limita le possibilità di ripresa.
La macchina può registrare in 4k, ma solo per 5 minuti al massimo. Può anche registrare dei rallenty non da poco, dicono fino a 1000 fps, anche se dai test mi sembrano molti meno, ma sono ugualmente dei rallenty notevoli. Il problema in questo caso è la batteria, che già di suo si consuma velocemente, e quando si fanno rallenty scende con una velocità impressionante. A causa della sua dimensione quando si utilizza ad alte performance (rallenty o 4k) tende a scaldarsi molto, ma continua a funzionare anche se compare l'allarme. Il sensore è 1 inch (equivalente di 16mm).
E' possibile personalizzare i comandi e, come nella gh4, le impostazioni sono video-friendly, si possono quindi settare in modo comodo per i video parametri come il peaking, lo zebra, i filtri ND, ecc.. Il moirè è molto basso, e anche il rolling shutter (problema che purtroppo affligge anche le migliori macchine Sony) è ridotto, ma evidente quando si fanno panoramiche in 4k.
La macchina per il prezzo che ha è notevole. Certo ha tutti i limiti di una bridge ben visibili dalla colorometria, ai bianchi e neri (soprattutto ai controluce molto scuri e con perdita di dettagli) e al fatto di avere un'unica ottica in dotazione, ma per chi vuole una buona macchina e un buon compresso con una resa comunque professionale (o per meglio dire semi-professionale).
Certo che in ogni caso è pur sempre una bridge a 1000€, e con poco di più si possono acquistare macchine professionali come GH4 o Sony A7S, ma avere tutto pronto per l'uso come in questa, non è da poco

Questo è il sito ufficiale per le altre caratteristiche:
http://www.sony.net/Products/di/en-us/products/f5kd/

A seconda di dove l'acquistate potete trovarla da circa 900€ (Hong Kong) fino a 1.000 o poco più con garanzia Sony Italia.

Ecco qualche clip di esempio:

questo è un video girato con un set organizzato e con un'immagine che ha subito un certo grading

questo è un test realizzato da Sony. E' un test molto "onesto" in quanto non mostra la macchina utilizzata con movimenti tecnici in un set preparato, come spesso accade, ma in riprese molto più di comune utilizzo,

questo invece è un test del rallenty
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sabato 1 agosto 2015

Articolo su 4Surf

Sono molto contento, questa è per me una grande soddisfazione... Mi hanno dedicato  un articolo di due pagine su 4Surf di luglio,
Per chi non lo sapesse, è da circa 13 che pratico il surf, una splendida disciplina, da cui non si finisce mai di imparare. Con costanza, dedizione e voglia di progredire non sono 13 anni, ma diciamo 6 o 7, anni nei quali di tanto in tanto le mie foto comparivano nelle riviste.
Ora, dopo tanto impegno anche da parte dei miei fotografi come Ross, Lambert, Rita, ecc... sono riuscito ad avere un'intervista su 4Surf, la rivista di riferimento del surf italiano.
Siamo tutti onorati e soddisfatti di questo traguardo, io in primis, e poi lo staff di Surfproject.it che mi supporta.
Allora che aspettate? Andate in edicola! ;)





sabato 20 giugno 2015

Recensione film: Jurassic World

Jurassic World è il quarto episodio della fortunata saga di Jurassic Park, il cui primo film rappresenta un capolavoro assoluto della storia del cinema, uscito nel 1993 e vincitore di 3 premi Oscar, e che ha dato il via ad un fortunato brand e relativo merchandising.
Ripercorriamo un po' la storia di Jurassic Park.
Nel 1993 esce il primo film, tratto dall'omonimo romanzo bestseller di Michael Crichton. La storia la sanno tutti, ovvero quella del gruppo composto dai mitici Alan Grant e sua moglie, Ian Malcom,e i due bambini, che deve "testare" il parco, situato su un'isola, Isla Nubar, prima dell'apertura, un parco di dinosauri, progettato dal miliardario John Hammond. Al suo interno non vengono creati solo pacifici erbivori, ma anche carnivori come i velociraptor e il t-rex, ed è proprio a causa loro che, in seguito a malfunzionamenti, la gita si trasformerà in un incubo per la sopravvivenza, e si deciderà di non aprire il parco.
Nel 1995 Crichton scrive il sequel, The Lost World - Il mondo perduto, e 2 anni dopo arriverà anche il relativo film.
Quattro anni dopo l'esperimento del Jurassic Park andato male, Hammond manda una squadra composta da Ian Malcom e altri membri, per realizzare un documentario su Isla Sorna, il "sito B", un luogo in cui i dinosauri venivano fatti crescere prima di essere trasportati nel parco sull'altra isola. Nel frattempo anche il nipote di Hammond, in disaccordo con lo zio, ha mandato una squadra di militare per catturare i dinosauri e creare un nuovo parco. Dopo tante peripezie si arriverà persino al t-rex che sbarca a San Diego e verrà ricatturato da Ian.
Infine nel terzo film, Jurassic Park III, del 2001, ritroviamo Alan Grant che deve aiutare una coppia di ricchi signori, per fare un tour guidato dell'isola, ma in realtà si scopre che il loro scopo è quello di recuperare il figlio smarrito proprio su quell'isola.

E dopo questa doverosa introduzione, passiamo a Jurassic World.
Sono passati 22 anni dal primo Jurassic Park, sia nella realtà, che nella trama del film.
John Hammond è passato a miglior vita (e anche questo, sia nella realtà, che nella trama del film!) e ora uno degli uomini più ricchi del mondo, Masrani, porta avanti il sogno di Hammond, e apre il parco al pubblico. Troviamo alcuni nuovi dinosauri, fra i quali l'enorme mesosauro, dinosauro acquatico, gli ankylosauri, e non mancano le vecchie conoscenze come t-rex, velociraptor, brontosauri, stegosauri, ecc...
I nipoti della direttrice del parco, Claire, colgono occasione per rivedere la zia dopo vari anni, e fare un giro del parco. Nel frattempo stanno creando l' I-Rex (indominus rex), una sorta di tirannosauro modificato che unisce le caratteristiche di diversi dinosauri fra cui anche i velociraptor, e vari animali. E' proprio questo nuovo ibrido genetico a creare scompiglio fuggendo dalla propria recinzione e a mettere sottosopra il  parco, ancora aperto e con i visitatori.
Verrà fermato dalla cooperazione di Claire, dei suoi nipoti, due ragazzi molto in gamba e molto uniti come fratelli, e da Owen (Chris Pratt, Starlord di Guardiani della galassia), un marine che nel parco addestra i velociraptor, insieme al suo amico Barry (Omar Sy).
E saranno proprio i suoi raptor, a salvare la situazione alla fine del film, per riconoscenza verso l'addestratore.

Vediamo ora gli aspetti tecnici e artistici del film:
fotografia e regia richiamano gli anni '90/2000, e questo mi fa molto piacere, in generale il modo di girare di quegli anni era più realistico e superiore, in linea di massima, rispetto ai film moderni dove tutto sembra finto e spesso e volentieri troppo pompato di computer grafica.
E invece qui troviamo cg solo dove serve, tanti set, tante cose vere, bei controluce e fotografia d'atmosfera.
Gli attori sono stati molto bravi, interpretazioni convincenti, e il gruppo dei protagonisti è decisamente carismatico e interessante.
I problemi principali del film sono due: la sceneggiatura e i dinosauri. La sceneggiatura nella prima metà è perfetta, ma dal secondo tempo in poi diventa abbastanza noiosa, scontata, e presenta situazioni gratuite (per esempio il gruppo di militari capitanati da un incapace, e la morte della ragazza a cui erano stati affidati  i nipoti di Claire, che finisce prima allo pterodattilo, e poi insieme allo pterodattilo in bocca al mesosauro. E in generale tutto l'attacco degli pterodattili è decisamente trash e noioso) per non parlare di tutta la confusione che si crea fra il dr.Wu (che ritroviamo dal primo Jurassic Park), i militari, Masrani, e il tutto legato da scene pressochè inutili. Ma il vero problema sono i dinosauri: non sotto l'aspetto tecnico, anzi quello è meraviglioso, sembrano veri, quanto sotto l'aspetto del pericolo, della tensione.
Nella prima parte li fanno vedere il giusto, arrivano piano piano, si scoprono poco a poco. Ma nella seconda parte sembrano quasi tutti delle marionette.
Nel primo film i raptor e il t-rex erano micidiali, un solo dinosauro bastava a mettere in difficoltà tante persone. Saltavano fuori di nascosto, quando meno te lo aspetti. Ora invece rispetto all'i-rex sembrano tutti animaletti mansueti. Non spaventano, sembrano quasi innocui. Nel finale, per quanto sia bella la scena, Claire corre inseguita da un t-rex. Ma ci ricordiamo nei primi film i disastri che fa un t-rex?? E qui invece sembra un bonaccione rispetto all'i-rex. Proprio non ci siamo. Anni di terrore saurino buttati via, questi non sono i dinosauri del "Park"!

Facendo un confronto con la saga, siamo anni luce dal fascino del primo film, e siamo anche lontani da Lost World. Diciamo che è circa equivalente al terzo capitolo della saga.
Se fosse stato scritto meglio, con i personaggi che aveva, gli effetti e la regia, poteva arrivare al livello di Lost World, o persino superarlo, ma invece ci troviamo dinnanzi ad un film, che è più che altro un tributo alla saga, e come dicevo, qualitativamente, raggiunge appena Jurassic Park 3.
Nel complesso risulta divertente, se non soffrisse del confronto con la saga, arriverebbe anche a 7, ma vista "l'eredità" di cui si fa carico, più di 6 e mezzo non può prendere.

Voto: 6+

domenica 31 maggio 2015

Recensione film: Non escludo il ritorno

"Non escludo il ritorno" è il titolo del film biografia su Franco Califano diretto da Stefano Calvagna.
Il titolo è lo stesso del brano presentato dall'artista al Festival di Sanremo 2005 e dell'album pubblicato nello stesso anno.
E' un film che ho avuto il piacere di vedere in un evento speciale, in cui subito dopo la proiezione, è seguito il gradevole spettacolo, diretto da Pietro Genuardi, in cui veniva raccontata la storia del cantate, alternata a delle sue canzoni, reinterpretate in una splendida chiave jazz (il film era già uscito nelle sale il 6 novembre 2014).
Lo spettacolo permetteva anche di far conoscere al pubblico, molte canzoni rese celebri da altri cantanti, ma che in pochi sanno, scritte proprio da Franco.
E io non sono di questi pochi, premetto infatti che non conosco più di tanto questo cantante, lo ammetto.
Conosco i brani più celebri, conosco il personaggio, so che è mitico, ma guardo questo film senza uno spirito critico nei confronti della fedeltà, rispetto a ciò che è la storia.
La cosa è in realtà irrilevante, poichè questa fedeltà la si può approvare a priori, in quanto la sceneggiatura è stata scritta con la collaborazione degli amici più stretti del "Califfo" (così veniva chiamato), fra i quali figura lo stesso regista, Stefano Calvagna, tanto che lo stesso cantautore lo volle alla regia del suo primo concerto ripreso e pubblicato in dvd (Franco Califano anniversario, fra l'altro anche citato nel film) in occasione dei 70 anni di Franco. Questo ha permesso di portare in scena una storia fedele alla realtà dei fatti, in alcuni punti del tutto inedita al grande pubblico.
-Attenzione contiene spoiler-
Il film inizia con la stessa scena che vedremo in chiusura, ed è quindi tutto un flashback che racconta non tutta la vita del cantautore, ma una parte di vita di lui, che ci fa percepire il suo lato romantico, il suo essere legato agli amici, e la sua apertura ai fans, insomma la sua parte più umana.
Perchè come ho detto prima, io non conosco tanto questo personaggio, ma mi è bastato il film, per capire quanto fosse carismatico e stimabile.
In aggiunta anche alcuni spunti, alcuni simboli, che fanno capire che fosse anche spirituale, come il quadro, realmente presente nella sua casa, che raffigura Cristo sulla croce.
Durante questo flashback quindi, assisteremo ad una serie di situazioni del cantante che riportano ad un momento di calo nella sua carriera, probabilmente l'unico, perchè Califano con oltre 20 milioni di dischi venduti è uno dei cantanti più importanti della musica italiana di tutti i tempi.
E vediamo quindi il suo agente e i suoi collaboratori che fanno di tutto per farlo lavorare, da locali a ristoranti con serate tutte le sere, per poter guadagnare bene. Fino ad un episodio in cui un importante organizzatore di eventi, l'americano Paul Hummel (interpretato niente meno che da Michael Madsen, interprete di decine e decine di successi internazionali con registi del calibro di Oliver Stone, Ridley Scott e Tarantino), decide di fargli fare delle importanti esibizioni per esempio a New York (mi sembra per la precisione a Madison Square). In realtà in secondo luogo per l'importanza del personaggio che è Franco, ma più perchè si scopre un aneddoto interessante, e cioè che il padre del cantautore, avrebbe salvato il padre dell'organizzatore di eventi, durante la seconda guerra mondiale, e quindi per gratitudine verso la sua famiglia, l'avrebbe aiutato a ritornare alla ribalta, con questi eventi internazionali.
E nelle situazioni che vediamo, non lavorative, Franco è sempre molto romantico e molto umano.
All'inizio del film c'è una sua fan, che gli viene presentata dietro le quinte, e a seguito del concerto va a casa con lui. Il modo in cui la corteggia e le chiede di andare al piano di sopra, logicamente per passarvici la notte, è carino, non è arrogante, e mostra appunto questo lato romantico del personaggio, che si poneva sempre in maniera molto umana con le persone.
Fosse per conquistare una ragazza, o per invitare a casa propria i fans conosciuti poco prima ad un concerto, o l'andare a trovare i suoi amici in una parrocchia... O anche quando si ferma a salutare le prostitute vicino a casa sua, e rimane male vedendo che una di queste fa uso di cocaina.
In particolare nel finale, quando vediamo l'affezionamento alla sua amica Luna, e la paura di restare solo, lui che è sempre stato circondato da amici, fans e tante persone. Un uomo legato al successo non per il gusto di avere successo, o per l'essere superiore agli altri, no, ma per dare a tutti le sue canzoni, farli sognare, e coinvolgere gli altri, far parte degli altri. Un amico di tutti insomma. Grande personaggio, la cui scomparsa viene mostrata anche qui in chiave romantica, alla fine del film, dove allontanandosi dice "non escudo il ritorno", frase fra l'altro incisa sulla sua lapide.

Interessanti i vari camei nel film, su tutti chiaramente Michael Madsen, ma non solo, la scelta del cast da parte di Stefano è stata molto accurata, oltre a comparire lui stesso nel cast, troviamo Enzo Salvi (che dimostra di non essere solo bravo a far ridere, ma di risultare molto bravo anche in un ruolo a realistico e a tratti drammatico, come questo dell'agente di Califano), Saverio Vallone (noto attore in particolare negli anni '80 di fiction, cinema e teatro), Nadia Rinaldi (icona della commedia italiana degli anni '90), Franco Oppini (altra icona della commedia anni '80/'90) oltre ai camei di Ascanio Pacelli (il nobile del Grande Fratello), e dei due ex calciatori Giuseppe Wilson e Luigi Di Biagio.
Il protagonista è Gianfranco Butinar, un attore comico e imitatore, che funziona bene nella parte, e ha conferito bene al personaggio, quello che il film vuole mandare, cioè il lato romantico e umano di Califano.
Dal punto di vista tecnico il film  è girato molto bene, con uno stile dinamico quando serve, più lento quando c'è da sottolineare un momento romantico o drammatico.
Ora veniamo alle poche critiche che posso fare al film: prima di tutto la fotografia. Non critico la fotografia in toto, anzi, questa è molto buona, ma il fatto che sia altalenante. Nella maggior parte delle scene è molto buona, in alcune è da film americano, ma purtroppo in altre appare minima e per nulla curata. Altro difetto è la scena dove Ivano, l'amico e membro dello staff di Califano, fa uso di cocaina in macchina. D'accordo questa scena serviva probabilmente a criticare il personaggio, a livello "biografico" ma a livello cinematografico non funziona, spezza in modo errato il ritmo del film allontanando dalla trama e dal mood principale.
Infine, piccola critica a Butinar, che seppur bravissimo in alcune circostanze sembrava più imitatore che interprete. Anche se questo lo si nota in un paio di scene non di più.
Questi difetti che ho elencato sono un po' "il pelo nell'uovo" e non pesano minimamente su un film che è complessivamente molto bello, e che dovrebbe servire da spunto per i film biografici e per il nostro cinema. Sono troppo pochi, spesso sono destinati alla tv (che in Italia sappiamo, ha più soldi ed è spesso superiore al cinema). La gente deve conoscere questi che sono i personaggi importanti, che hanno fatto la nostra storia, la nostra cultura, siano essi storici o dello spettacolo. E vanno raccontati bene, come ha saputo fare Calvagna in questo film.

Voto: 8